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Incentivo all’Esodo

| May 27, 2013 | 0 Comments


L’incentivo all’esodo è una pratica molto diffusa nei rapporti di lavoro in questo periodo di crisi economica. Infatti, molte aziende chiedono, con questa forma, che il dipendente si dimetta dal proprio lavoro ricevendone in cambio un compenso in denaro a parziale risarcimento, cioè un incentivo all’esodo.

L’incentivo all’esodo è previsto come aggiunta al TFR e può essere pagato dal datore di lavoro in un’unica soluzione o a rate. In ogni caso, l’incentivo all’esodo viene considerato un reddito aggiuntivo soggetto ad una tassazione diversa rispetto al TFR e va inserito nella dichiarazione dei redditi del dipendente per quell’anno a livello fiscale. Se il datore di lavoro decide di pagare a rate, naturalmente dovranno essere valutati eventuali interessi applicati al pagamento diluito.

In questi e in altri casi il dipendente può essere sostenuto da un consulente del lavoro, che verificherà le condizioni. L’incentivo all’esodo non è una costrizione, entrambe le parti devono essere d’accordo e firmare un contratto, con il quale il dipendente può avvalersi sul datore di lavoro in caso di mancato pagamento dell’incentivo.

L’incentivo all’esodo corrisponde mediamente ad una mensilità del dipendente, ma esistono fattori che possono incidere sul suo graduale aumento, parliamo di esistenza di figli a carico, anzianità del lavoratore che lo costringerebbe ad uscire dal mercato del lavoro, l’anzianità aziendale ovvero per quanto tempo il lavoratore ha prestato servizio presso l’azienda, la base stabilita dalla legge in materia di incentivo all’esodo.

L’azienda è tenuta a pagare l’incentivo entro e non oltre il mese successivo dal termine del contratto di lavoro con il dipendente. Questo risulta molto importante per quanto riguarda le pratiche. Il contratto non è semplicemente una scrittura privata tra le parti, ma per la sua validità è necessaria la registrazione presso la Commissione Paritetica Istruita dagli Enti Bilaterali preposti a questo tipo di pratiche.

L’incentivo non viene conteggiato per un’eventuale pensione, ma attenzione: eventuali somme in più date al lavoratore per gratifiche o per un importante ruolo svolto all’interno dell’azienda sono invece inserite a livello previdenziale all’INPS. Oltre all’incentivo all’esodo, esistono altre forme per lo scioglimento “consensuale” del contratto di lavoro che non vanno corrisposte a fini previdenziali all’INPS, come le forme di prepensionamento e la fine dei contratti a breve termine senza rinnovo.

L’unica tassa che dovrete pagare sull’incentivo all’esodo è l’IRPEF, da versare all’Agenzia delle Entrate. Per qualsiasi informazione, visitate il sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgetevi ad un consulente del lavoro.

Come Lavorare in Banca

| May 26, 2013 | 0 Comments


Come lavorare in banca è una delle domande più comuni da parte di chi cerca un impiego fisso, lavorare in banca è sempre stato associato all’idea di un lavoro sicuro e retribuito bene.

Come fare a trovare un lavoro in banca? La procedura è la solita, inviare curriculum, compilare i moduli presenti sui siti delle varie banche e verificare le offerte di lavoro presenti sui siti specializzati.
Alcune banche mettono a disposizione online delle pagine in cui sono indicate le ricerche di personale attive in questo momento, per Intesa San Paolo possiamo trovare queste informazioni in questa pagina mentre tramite questo link possiamo verificare le ricerche di personale di Unicredit.

Le banche spesso sono interessate a chi si è appena laureato, ovviamente bisogna sostenere vari colloqui e solitamente i contratti offerti sono inizalmente a tempo determinato.
Il processo di selezione è quindi simile a quello che troviamo nelle altre aziende.

Quando si parla di lavorare in banca si è però troppo generici, gli impieghi sono infatti di vario tipo, con responsabilità e retribuzioni molto differenti.
Lavorare in banca può infatti significare fare il cassiere che è l’operatore che si trova dietro allo sportello e si occupa di operazioni come previevi e versamenti, il gestore che si occupa degli investimenti dei clienti, il credit manager che deve analizzare le richieste di finanziamenti e il direttore di filiale che ha la responsabilità della propria filiale e deve gestirla.

Il consiglio per chi vuole lavorare in banca è quello di controllare sempre le offerte disponibili e inviare la propria candidatura.